Rifondare partendo dal basso

Una persona normale prende in mano il Corriere o il Foglio, legge che Berlusconi  intende ricandidarsi a Palazzo Chigi e pensa: 1994-96-2001-06-08-13. No, non è la serie magica e misteriosa di Lost e neanche la sequenza di Fibonacci. E' semplicemente l'estrema sintesi dell'epopea politica berlusconiana. Si è candidato cinque volte (la prossima sarebbe la sesta), ha vinto in tre occasioni. E i risultati quanti e quali sono stati? Pochi e deludenti. Daw - daw-blog.com
14 AGO 20
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Abbiamo chiesto ad alcuni blogger di area liberale e/o di centrodestra di leggere il manifesto per una nuova destra pubblicato ieri dal Foglio, e di commentarlo alla luce dell'annuncio del ritorno di Silvio Berlusconi come candidato premier nel 2013.
Una persona normale prende in mano il Corriere o il Foglio, legge che Berlusconi intende ricandidarsi a Palazzo Chigi e pensa: 1994-96-2001-06-08-13. No, non è la serie magica e misteriosa di Lost e neanche la sequenza di Fibonacci. E' semplicemente l'estrema sintesi dell'epopea politica berlusconiana. Si è candidato cinque volte (la prossima sarebbe la sesta), ha vinto in tre occasioni. E i risultati quanti e quali sono stati? Pochi e deludenti. Prometteva di fare la rivoluzione liberale, di rivoltare la vecchia Italia ammuffita e stanca, di creare un nuovo e moderno centrodestra. Andava dalla Thatcher a chiedere consigli e suggerimenti. Evidentemente il Cavaliere non masticava ancora bene l'inglese. Puntualmente, dopo trionfi storici nelle urne e qualche anno di governo, c'erano sempre rimpianti su ciò che si sarebbe potuto fare e non si è fatto. Sempre. Prima perché Bossi in canottiera aveva tradito, poi perché Follini aveva chiesto la testa di Tremonti in una sera d’agosto, infine per il colpo basso di Fini. Tutti fatti inconfutabili, è vero. Ma molto di più, nei nove anni in cui ha controllato Palazzo Chigi, il centrodestra avrebbe potuto fare.
Oggi la sua nuova discesa in campo sa tanto di gesto disperato, di ultima mossa per salvare il salvabile di un partito che non c'è più. L'ex primo partito italiano che solo quattro anni fa trionfava alle elezioni è diventato terra di conquista per capibastone impresentabili e vestali improponibili. Ha perso la fiducia di un popolo che, più o meno entusiasta, aveva deciso di ridare fiducia a Silvio Berlusconi. Non conta più nulla, alle Amministrative lo si è visto. Alfano, il delfino designato, il giovane con iPad in mano, si è dimostrato più vecchio dei vecchi parlamentari che ancora passano le giornate a parlare di preferenze e di alchimie elettorali che interessano solo a loro. E’ difficile oggi poter pensare che, dopo qualche dichiarazione sull’opportunità (eventuale) di uscire dall’Euro e qualche barzelletta sulla Merkel, tutto possa tornare com’era prima dell’avvento dei tecnocrati e dei banchieri. Come se nulla fosse e con le stesse facce che ingloriosamente hanno fatto i bagagli otto mesi fa. Seppellendo definitivamente l’unica cosa buona che quel che resta del PdL sembrava aver partorito: le primarie. Se si vuole costruire una nuova destra, davvero moderna e liberale, va azzerata tutta l’attuale classe dirigente: nessuno escluso. Tutto deve essere rifondato partendo dal basso, coinvolgendo una base ora caduta (comprensibilmente) in letargo. Silvio Berlusconi può fare il padre nobile, ma non può, anche perché l’età anagrafica e soprattutto politica è quella che è, guidare in prima persona il nuovo progetto. Altrimenti si torna al già visto e al già sentito.Diciamola tutta: non si tratta di certi capolavori della cinematografia, che più li vedi e più li ammiri, anzi: ogni volta che riguardi il film di Berlusconi scopri solo nuovi difetti.